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Nocino – Liquore al Mallo di Noci – La Cantina dei Golosi

 

Il nocino è un liquore presente in diversi paesi d’Europa ottenuto dal mallo della noce, a mezzo di infusione in alcool. In Italia è particolarmente amato in Emilia-Romagna e specialmente nella zona del Modenese.

Per produrre il nocino si utilizzano i piccoli malli acerbi delle noci raccolti dalla pianta all’inizio dell’estate, quando sono ancora teneri a sufficienza da poter venire tagliati.
Di solito vengono scelti 20-25 malli, si lavano sotto l’acqua corrente e si tagliano in spicchi. Si mettono in un recipiente non metallico, in un largo contenitore di vetro, quindi si lasciano macerare coperti di acquavite per un periodo variabile. Dopo la macerazione, l’infuso viene filtrato. Si imbottiglia per l’invecchiamento. Questo dura di solito un paio di mesi, ma può durare persino anni. Il liquore finale ha di solito una gradazione tra i 35 e i 40 gradi e un colore bruno verdastro molto scuro.

Liquore al mallo di noci

Ingredienti: acqua, alcool, zucchero,
estrato di mallo di noci 1%,
aromi, col. con caramello (E150d)

Origine e leggenda

Le origini del liquore sono incerte. Si sa che esistono versioni di liquore di noci in molti paesi europei, dall’Italia, agli Urali, all’Inghilterra. Documenti romani antichi riportano che i Picti, popolo dei Britanni, si radunavano “nella notte di mezza estate e bevevano “da uno stesso calice uno scuro liquore di noce”. Fonti successive riportano che tra i francesi era in uso un liqueur de brou de noix, o ratafià di mallo.

Il liquore fece il suo probabile ingresso in Italia dalla Francia, diffondendosi prima nella zona del Sassello e poi nel Modenese. Il noce mantenne sempre un alone di leggenda, legato alla presenza di streghe e incantesimi, che si trasmise alla preparazione del liquore. Infatti, per tradizione, le noci venivano raccolte nella notte di San Giovanni dalla donna più esperta nella preparazione che, salita sull’albero a piedi scalzi, staccava solo le noci migliori, servendosi delle sole mani e senza intaccarne la buccia.

Lasciate alla rugiada notturna per l’intera nottata, si mettevano in infusione il giorno dopo. La loro preparazione terminava la vigilia di Ognissanti, cioè la notte del 31 ottobre. La tradizione prescrive di non usare attrezzi di ferro per la raccolta dei frutti, in base alla credenza secondo cui quel metallo fosse in grado di compromettere le proprietà delle piante officinali. L’usanza è comunque molto antica e già i druidi la seguivano cogliendo il vischio con un falcetto d’oro.

Utilizzo

Il modo migliore di servirlo è liscio a temperatura di 16-18°, come digestivo alla fine dei pasti. Alcune varianti lo vedono servito con il Parmigiano reggiano o sul gelato per un ottimo dessert.

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